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SPAZIO|22 è lieto di annunciare la prima collaborazione con la GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana che in occasione della Miart “Artweek”, il 29 Marzo, inaugurerà presso una delle sale di SPAZIO 22 due mostre personali di Kader Attia e Daniel Buren.

 

Verranno presentati lavori di due artisti francesi appartenenti a generazioni differenti, Daniel Buren (1938), ormai affermato sulla scena artistica internazionale da molti anni e Kader Attia (1970) che ha vinto nel 2016 il premio Marcel Duchamp, affermandosi così come promessa dell’arte francese per il futuro.

 

Daniel Buren presenterà un’opera in situ.

 

L’artista parla così del suo lavoro in un testo del 1985 ma ancora estremamente attuale: “In situ, questa espressione, che ha accompagnato il mio lavoro in questi ultimi dieci anni, non significa solo che il lavoro è localizzato in un determinato luogo o in una determinata situazione, ma piuttosto il luogo e il lavoro in situ sono strettamente connessi e vincolati l’un l’altro.

 

[…]

 

 “Lavoro in situ”, nel senso più vicino a quello che intendo, potrebbe essere parafrasato come “trasformazione del luogo ospite”. La trasformazione del luogo viene raggiunta attraverso varie operazioni, compreso l’uso del mio “strumento visuale”. 

 

Questa trasformazione può essere fatta per lo spazio, contro lo spazio o in osmosi con esso,  proprio come un camaleonte cambia colore su una foglia verde o diventa grigio su una pietra. Anche in questo caso si produce quindi una trasformazione del luogo, anche se l’elemento ad essere maggiormente trasformato è quello trasformatore. Ci sono sempre, quindi, due agenti trasformanti in azione, lo strumento che agisce sul luogo e il luogo che agisce sullo strumento, esercitando, a seconda dei casi, un’influenza più o meno macata sull’altro. 

 

[…]

 

Infine, “in situ” nella mia mente significa che c’è un collegamento volontario tra lo spazio di ricezione e il “lavoro” che qui è fatto, presentato ed esposto. Questo si applica senza nessuna eccezione al mio lavoro che è stato fatto qui e altrove dal 1965.” 

 

Kader Attia presenterà, tra le altre, l’opera dal titolo Repair, Culture's agency #2. Prodotto nel 2014, questo lavoro si compone di una scultura in marmo e di un pannello in legno chiamato Ketab che anticamente veniva utilizzato nella tradizione Nord Africana per memorizzare i testi del Corano.

 

Attia parla così del suo lavoro: “Dopo aver trovato il primo pannello in un mercato marocchino, ho scoperto che mio padre, da ragazzo, usava pannelli simili per memorizzare i passaggi del Corano. In sostanza, questi Ketabs sono libri su cui i giovani scrivevano e riscrivevano testi sacri presi dal Corano, dovendoli poi imparare a memoria in modo da diventare persone brave ed oneste. I pannelli venivano poi lucidati e immersi in una preparazione liquida di creta che, asciugandosi, creava uno strato impermeabile dove gli studenti potevano scrivere. I brani erano riscritti fino a quando non venivano memorizzati, solo in quel momento gli studenti erano autorizzati a lavare il pannello e ripetere il trattamento per scrivere ed imparare un nuovo testo”. 

 

L’idea di creare nuovi dittici con i Ketab è venuta all’artista durante la realizzazione dell’opera Continuum of Repair: The Light of Jacobs Ladderalla Whitechapel 

 

Gallery di Londra. L’idea della storia, della memoria e della tradizione è profondamente collegata sia al Ketab che al soldato di marmo; in entrambi i casi sono infatti facilmente visibili segni di riparazione; si viene così a creare un’analogia tra l’elemento non occidentale (Ketab) e le ferite sulla scultura in marmo raffigurante un soldato ferito nella Prima Guerra Mondiale (elemento occidentale), mettendo in risalto il trauma psicologico in seguito a dolori fisici che spesso accompagna i veterani di guerra al loro rientro in patria, portandoli alla pazzia o addirittura al suicidio.

 

L’anello di congiunzione fra culture così distanti consiste quindi nelle diversità stesse che ci caratterizzano fin dai tempi più antichi dell’umanità.

 

English

 

SPAZIO|22 is pleased to announce its first collaboration with Galleria CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana, which during the Miart “Artweek”, on March 29th, will be opening two solo exhibitions with works by Kader Attia and Daniel Buren in the rooms of SPAZIO|22. 

 

The two French artists belong to different generations: Daniel Buren (b. 1938), since several years well-established on the international artistic scene and Kader Attia (b.1970) who won last year the prize Marcel Duchamp, establishing himself as one of the major French artists of the future. 

 

Daniel Buren will present a site specific installation “In Situ”. 

 

The artist explains his work in this way in a text of 1985 but still higly relevat: «In situ, this expression, which followed my work for the past ten years, does not only mean that the work is located in a determined place or in a determined situation, but rather the place and the work “in situ” are strictly connected and bound to each other.

 

[...]

 

The sentence “work in situ” in the closest sense to which I mean it, could be paraphrased  as “transformation of the host place”. The transformation of the location is achieved through various operations including the use of my “visual tool”. 

 

This transformation could be done for the space, against space or in osmosis with space, just as a chameleon changes its colour on a green leaf or becomes grey on a stone wall. Therefore, there are always two transforming agents, the tool that acts on the location and the location that acts on the tool, exerting some sort of influence to eachother.

 

[...]

 

Lastly, “in situ” in my mind means there is a volountary link between the reception space and “the work” that has been done, shown and presented. This applies without exception to all my work that has been done here and elsewhere from 1965»

 

Kader Attia will present instead, amongst others, a work entitled Repair, Culture's agency #2, produced in 2014, which consist of a marble sculpture and a wooden board called “Ketab”, which was previously used in the North African tradition to memorize the texts of the Koran.