Danilo Buccella_Cicuta


IlCercatore

Danilo Buccella

Cicuta

29 Settembre - 12 Novembre, 2016

Inaugurazione 28 Settembre, ore 18.30

FL GALLERY - SPAZIO 22

Viale Sabotino, 22 – Milano

 

Federico Luger: FL GALLERY è lieto di presentare la prima mostra personale di Danilo Buccella (Liestal, Svizzera, 1974). Questa mostra inaugura la collaborazione con l’artista.

La mostra presenta una serie di lavori recenti, dipinti a New York, dove Danilo vive attualmente. Si tratta di dipinti su tela in cui l’ artista indaga la figura dell’esploratore.

Una metafora della vita dell'artista, in un momento di cambiamento dovuto al suo spostamento dall'Italia verso gli Stati Uniti. In quest’avventura Danilo sopravvive e cerca di sconfiggere i fantasmi del proprio passato. L’allestimento prevede una fedele riproduzione del camino della Casa/Studio dell'artista a New York, e una linea di dipinti in sequenza che raffigurano ambienti naturali e selvatici, come a voler ricreare una serie di finestre che invitano a una riflessione sulla relazione tra il restare a casa o vivere l’avventura. Una mostra autobiografica, ricca di colori e crimini.

Danilo Bucella ha partecipato a importanti mostre collettive in Italia e all'estero. La sua ultima mostra a Milano è stata presentata nel 2013; una bi-personale con Vettor Pisani presso la Room Galleria. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche tra cui quella della Deutsche Bank di Milano oltre che in importanti collezioni private sia italiane che estere. L’artista conta innumerevoli articoli e pubblicazioni sulle più importanti e rinomate riviste specializzate e quotidiani italiani.

Miltos Manetas_“MANETAS *TIMELINE 2013-14”


ManetasTimeline

Miltos Manetas

“MANETAS *TIMELINE 2013-14”

Inaugurazione mercoledì 28 Settembre, dalle 18.30 alle 21.00

29 Settembre - 12 Novembre, 2016 

Galleria PACK - SPAZIO 22

Viale Sabotino, 22 - Milano

 

 

Galleria PACK di Milano è felice di annunciare la mostra personale dell’artista greco Miltos Manetas. La mostra, intitolata “MANETAS *TIMELINE 2013-14”, inaugurerà il 28 settembre e continuerà fino al 12 novembre 2016.

“MANETAS *TIMELINE 2013-14”

Le mostre oggi si fanno su Facebook, le gallerie sono irrilevanti. Si. No! Non completamente almeno. Le grandi gallerie si,  sicuramente.

Queste ultime sono luoghi di alienazione, dove viene glorificata la divisione e la separazine tra i cittadini. Inoltre i loro spazi sono intercambiabili, hanno oggi poca personalità. Le grosse gallerie fanno le loro vere mostre alle fiere d’arte, in veste di performance commerciali. Sono loro gli artisti, mentre i loro collezionisti – i quali comprano tutti più o meno le stesse cose - sono i curatori. Noi artisti, in quel contesto, siamo “medium” materiale.

Al contrario su Facebook/Instagram/Twitter, riusciamo invece a creare le nostre mostre cosi come le vogliamo veramente: porte e finestre su “qualcos’ altro”.

Questo “qualcos’ altro”, a volte ha bisogno di essere trasportato nella “realtà”, mostrato nella sua essenza, fuori dallo schermo del computer. A rispondere a questo bisogno, sono le gallerie più piccole, gestite da gente che si assume molti rischi, gente appassionata.

Questi ultimi mettono a disposizione i loro muri e il loro impegno, si aspettano qualcosa di diverso da quello che si aspettano i grandi galleristi (che hanno poco tempo per queste cose): cercano una relazione. È inutile, relazionarsi oggi non è possibile, o magari potrebbe esserlo se si ripartisse da zero.

La mostra “MANETAS *TIMELINE 2013-14” è un tentativo in questa direzione. La prima di una serie di mostre in cui le opere dell’artista Miltos Manetas (per il quale lavoro), appaiono come rappresentazioni 3D in una simulazione della sua Timeline su Facebook.

La mostra ignora quindi la consuetudine di fare mostre attorno a un tema, o non la ignora affatto ma addirittura la esalta. II tema c’è e, in questo caso, è tutta la vita di Manetas, ogni episodio illustrato in ciascun capitolo di questa serie (infinita) di possibili mostre,  progettate all’ultimo momento, in modo da far partire appunto ORA, il mese prossimo,  a Milano, nella prima galleria che ha deciso di accogliere un progetto simile, la Galleria PACK.

Miltos Manetas, 

Agosto 2016

 

Ignazio Moncada_“Intrecci, opere dal 1953 al 1984”


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Ignazio Moncada

Intrecci, opere dal 1953 al 1984

Inaugurazione mercoledì 28 settembre, dalle 18.30 alle 21.00

29 Settembre - 12 Novembre, 2016 

Archivio Ignazio Moncada presso SPAZIO 22

Viale Sabotino 22, Milano

 

L’Archivio Ignazio Moncada, accogliendo l’invito di SPAZIO 22 , dal 28 settembre presenta negli spazi espositivi di Viale Sabotino alcuni lavori inediti dell’artista siciliano.

Cinque tele di grande formato, appartenenti alla serie Convergenze interrotte del 1971,  compongono un nucleo omogeneo, caratterizzato da strutture cromatiche che si compenetrano infrangendo di continuo la stabilità della geometria, con equilibri in contrasto e fratture improvvise determinanti dinamismi mutevoli. Per il loro carattere, le opere si avvicinano ai lavori presentati alla Galleria dell’Obelisco a Roma nel 1971, in una mostra con testo in catalogo di Enrico Crispolti.

Al centro dell’esposizione, sono presenti due ceramiche del 1973, realizzate ad Albisola, che  rappresentano l’inizio di un’esperienza che ha portato gli elementi geometrici della pittura di  Moncada ad un ulteriore sviluppo: mediante la fusione di sabbia, veline e cromatismi terrosi la  serialità imperfetta diventerà un suo segno costante. Negli oggetti in ceramiche le geometrie solide  si frammentano in un’animata sovrapposizione.

Infatti il grande quadro del 1984, Ritmi musicali, l’alternanza di ampie strisce orizzontali  sia cromatiche che di sabbia e di segni a losanga, sono disposti in modo da determinare una  tendenza alla successione, al “continuum”, che travalica i limiti spaziali del quadro, trovando, in un ritmo fluido e liberatorio, un richiamo al Mediterraneo. La tela risale al periodo finale di un altro importante ciclo pittorico, Alesa e i segni del tempo, iniziato nel 1979, di cui in apertura di  mostra si trova un esempio del primo momento, in un dipinto a rombi rosso-mattone, nero attenuato, giallo-ocra, che affiorano dal fondo in superficie, come sospinte da un’energia  inconscia e nascosta. La complessità dei valori percettivi del colore raggiunti in questo ciclo  pittorico vennero trasposti da Moncada nei grandi teloni in plastica della sua Pont Art  (Arte del Ponteggio) che, ricoprendo i portici meridionali di piazza Duomo a Milano, durante i lavori di restauro del 1982, trasformarono un cantiere in un intervento di pittura nella città, in un grande schermo di immagini che evocava un sognante lastricato mediterraneo.

Sono state inserite nella mostra due opere figurative giovanili del 1953 in cui possiamo ritrovare  nell’attenzione al vento, alla luce alla sabbia e a una leggerezza che muove le geometrie, temi  fondamentali mai abbandonati dall’artista nella sua successiva ricerca formale astratta.

 

Diango Hernández_ Theoretical Beach at Museum Schloss Morsbroich in Leverkusen


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  Theoretical Beach at Morsbroich Museum, curated by Stefanie Kreuzer

 

Opening: 22 May 2016, it lasts untill 28 August 2016

 
 
 

Diango Hernández: Theoretical Beach

Under the programmatic title of “Theoretical Beach”, Museum Morsbroich presents a first major solo exhibition of the Cuban artist Diango Hernández. His works originates from reflections on political, social, cultural and social realities that relate – to a certain extent – to the artist’s own biography.

Working in close cooperation with the institution, Hernández transforms the castle that hosts the museum into the scenario of  an “imaginary, theoretical beach”. Wave paintings that stretch over several exhibition spaces, transform the central building of the castle in a kind of aquarium. While interfering with the existing architecture, the artist creates walkable installations playfully awaken with sand, shell and exotic fruits, suggesting the atmosphere of a tropical beach.

 

www.museum-morsbroich.de

 

 

Andrei Molodkin_ Bocconi Art Gallery: il giro del mondo in (oltre) cento opere


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  Il giro del mondo in (oltre) cento opere alla Bocconi Art Gallery


12 maggio dalle 17.00 alle 21.30
via Röntgen 1, Milano

 

Bocconi Art Gallery: il giro del mondo in (oltre) cento opere

Arrivano un po’ da tutto il mondo i lavori che compongono le sesta edizione di BAG. Il 12 maggio l’inaugurazione, con visite libere e guidate, talk con artisti e rappresentanti del mondo dell’arte e con tanta musica
C’è Sadegh Tirafkan, compianto artista di origine iraniana, c’è Ljubodrag Andric, fotografo di Belgrado che vive a Toronto, ci sono gli americani William Klein e Matt McClune e gli inglesi Richard Long e May Hands. C’è il camerunense Pascale Marthine Tayou, il russo Andrei Molodkin, la brasiliana Debora Hirsh e la portoghese Ana Cardoso, c’è il tedesco Arthur Duff, lo svizzero Peter Wütrich e l’olandese Jan van der Ploeg. E poi ci sono tanti, tantissimi italiani a rappresentare molte delle ispirazioni artistiche degli ultimi decenni. C’è quindi un po’ tutto il mondo alla sesta edizione di Bocconi Art Gallery (BAG), che sarà inaugurata il 12 maggio dalle ore 17 alle 21,30 negli spazi dell’università. In totale, oltre cento opere d’arte contemporanea di una cinquantina di artisti.
Una grande serata di apertura al pubblico alla presenza di artisti, collezionisti, galleristi ed esponenti del mondo dell’arte. Un’occasione per tutti gli appassionati di pittura, scultura e fotografia per poter ammirare le opere sia liberamente sia attraverso visite guidate e interagire con gli artisti che le hanno realizzate anche facendosi autografare il catalogo.
Durante la serata, quattro appuntamenti catalizzeranno l’attenzione del pubblico, oltre alle opere: i #BAGTalks organizzati su quattro temi legati all’arte contemporanea e che coinvolgeranno sia artisti che rappresentanti del mondo della cultura. Alle 17,30, il fotografo Ljubodrag Andric e il fondatore della MIA Photo Fair, Fabio Castelli, discuteranno di questa forma d’arte moderati da Gianluigi Colin (Corriere della Sera). Alle 18,30, Cristina Sanna Passino (Rai) parlerà dell’essere artista con Emilio Isgrò e Grazia Varisco, mentre alle 19,15 Armando Besio (Repubblica) affronterà il tema dell’arte e della gestione dei musei con il direttore del Mart di Trento, Gianfranco Maraniello e con la presidente della Fondazione MAXXI di Roma, Giovanna Melandri. Incentrato anch’esso sulla figura dell’artista è poi il talk delle 20, animato da Marco Casentini e da Luca Loreti, studente dell’Accademia di Brera. Con l’istituzione milanese, infatti, l’edizione 2016 di BAG inaugura una collaborazione che ogni anno porterà alcuni degli studenti a esporre le proprie opere in Bocconi.  
Ma BAG 2016 sarà anche tanta musica: sparsi per il campus Bocconi gruppi di studenti-musicisti coordinati dalla Bocconi students music association (Bsma) si esibiranno in diverse performance musicali.
Bocconi Art Gallery è il progetto creato dall’Università Bocconi per promuovere l’arte contemporanea. Negli anni, a partire dalla prima edizione nel 2009, l’Università ha visto la presenza di numerosissime opere  di artisti italiani e stranieri grazie alla collaborazione con galleristi, collezionisti e con gli stessi artisti, che le hanno prestate e, in alcuni casi, donate all’Università Bocconi.
Questo l’elenco degli artisti che espongono le proprie opere a BAG 2016: Ljubodrag Andric, Rodolfo Aricò, Rosa Barba, Angelo Barone, Giorgio Bevignani, Nicola Bolla, Enzo Cacciola, Ana Cardoso, Marco Casentini, Enrico Castellani, Pietro Coletta, Vittorio Corsini, Sonia Costantini, Arthur Duff, Fabrizio Dusi, Sergio Fermariello, Roberto Floreani, Beatrice Gallori, Piero Gilardi, May Hands, Debora Hirsch, Paolo Iacchetti, Emilio Isgrò, William Klein, Richard Long Luca Loreti, Elio Marchegiani, Matt McClune, Andrei Molodkin, Giovanni Ozzola, Paola Pezzi, Pier Paolo Pitacco, Arnaldo Pomodoro, Mario Raciti, Giovanna Rasario, Giorgio Rastelli, Andrea Salvetti, Arcangelo Sassolino, Turi Simeti, Giuseppe Spagnulo, Mauro Staccioli, Pascale Marthine Tayou, Antonio Trotta, Ernesto Tatafiore, Sadegh Tirafkan, Alessandro Traina,  Jan van der Ploeg, Grazia Varisco, Peter Wüthrich.

www.unibocconi.it/bag

 
 

Debora Hirsch_Medicine in Art al MOCAK Museum of Contemporary Art in Krakow


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Medicine in Art, MOCAK MUSEUM of Contemporary Art in Krakov 

Opening: 21 April 2016 at 18h, it lasts until 2 October, 2016

Curators: Delfina Jałowik, Jürgen Kaumkötter, Monika Kozioł, Maria Anna Potocka, Agnieszka Sachar

Medicine in Art is an exhibition that confronts terms permeating the public sphere of reference with the viewpoint of the artist. Medicine is present throughout human life and impacts on all its aspects. Medicine offers help and cure, while putting us to task and inspiring reflection. The connotations it has are, above all, illness, pain and therapeutic treatment. Another theme is physical wasting and death. Illness goes hand‑in‑hand with care‑giving and compassion and this is the area of medicine that the patient and doctor share.

Medicine is also a science, which in its vast scope comprises pharmaceutical, biological and psychological experimentation, dealing with the ethical issues that ensue. This scientific aspect also includes the psychology of illness understood as the relationship between the state of the mind and the state of the physical body.

Psychiatry is another fascinating medical area which enables us to look at how ‘being different’ can be a source of creativity and provide artistic therapy, where illness can indeed be extinguished through art. Another topical area of medicine, if one often looked down on, is plastic surgery, that enables individuals to live out their dream of being forever beautiful and young.

Medicine is a source of many topics that in various ways torment the human psyche, thus an artistic field of engagement par excellence. Artists are finely tuned into ‘symbol providers’. And medicine is a versatile provider. Above all, it has an overview of what it means to be doomed to live in a mortal body.

Artists: Marina Abramović, Eleanor Antin, Marta Antoniak, Kader Attia, Małgorzata Blamowska, Piotr Blamowski, Micha Brendel, Daniele Buetti, Beatriz da Costa, Oskar Dawicki, Ugo Dossi, Marian Eile, Iaia Filiberti / Debora Hirsch, Mark Gilbert, Zbigniew Herbert, Markus Käch, Fritz Kahn, Tadeusz Kantor, Krištof Kintera, Jürgen Klauke, Bartosz Kokosiński, Robert Kuśmirowski, Konrad Kuzyszyn, Milja Laurila, Dominik Lejman, Zoe Leonard, Zbigniew Libera, Marcin Maciejowski, Man Ray, Shahar Marcus, Bjørn Melhus / Yves Netzhammer, Edith Micansky, Aurelia Mihai, Andrzej Mleczko, Yasumasa Morimura, Sofie Muller, Julia Neuenhausen, Meret Oppenheim, ORLAN, Ben Patterson, Joanna Pawlik, Joanna Rajkowska, Sophie Ristelhueber, Wilhelm Sasnal, Nikita Shalennyi, Heather Sheehan, Kiki Smith, Annegret Soltau, Jo Spence, Daniel Spoerri, Alina Szapocznikow, Grzegorz Sztwiertnia, Nicole Tran Ba Vang, VALIE EXPORT, Hannah Wilke, Joel-Peter Witkin.

 

Installation description

The story of Henrietta Lacks is emblematic of thousands of other cases of people used in the pharma industry either to discover new findings or to test new medication without their consent.

With the support of scientists and physicians of the Istituto del Tumore di Milano, we had access to information and collect medical and scientific papers in which the HeLa cells are used and mentioned. In the installation, we presented these papers, side by side, like a tapestry of papers. The papers that did not mention Henrietta Lacks will receive a stamp (REJECTED). Those that mention Henrietta Lacks will receive a stamp (ACCEPTED). We will sign below the stamps. We also presented a plexiglass box with the image of Henrietta Lacks together with the text that is written on her grave.

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Iaia Filiberti and Debora Hirsch main exhibitions together included: 2016 Gender in Art, MOCAK Museum of Contemporary Art in Krakow, Krakow; 2015 NIMBY, Il Chiostro Artecontemporanea, Saronno; 2013 Ida e Volta, MuBE, Burle Marx, Sao Paulo; 2013- 2012 Map Project, MAGA Gallarate and EX3, Firenze; 2012 Invisibilia, GAMC Palazzo Forti, Verona; 2012 Framed, Bernice Steinbaum Gallery, Miami; 2010 Framed video projection, 100 round trips to Hollywood, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Turin, and Spazio Oberdan, Milan; 2009 Framed, VM21 gallery, Rome; 2008 Framed, Room Arte Contemporanea Milan.

www.mocak.com

Simone Bergantini_All in_Far | Fabbrica Arte Rimini

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Far | Fabbrica Arte Rimini

All in

Simone Bergantini

a cura di Salvatore Davì

inaugurazione 5 marzo 2016, h. 18.00

dal 6 marzo – al 3 aprile 2016 

 

Il 5 marzo 2016, alle ore 18.00, FAR | Fabbrica Arte Rimini, inaugura All in, mostra personale di Simone Bergantini, a cura di Salvatore Davì.

 

All in è un progetto nato dall’osservazione del mondo digitale all’interno della società che muta, ma che contemporaneamente resta aggrappata alle origini. Si tratta di uno sguardo che seziona le macchine digitali trasformate ormai in fibra emotiva, in armatura del sentimento collettivo. Simone Bergantini misura il perimetro di ciò che accade nel web, individua il gradiente dei nostri accampamenti digitali e trova le coordinate di un ambiente entro cui i pattern visivi costruiscono un luogo dove poter piantare le tende dei nostri profili. Sono i tre toni di azzurro dei nostri rifugi digitali, all’interno dello sciame del web: facebook, twitter e istagram. Terreni per avatar che, sotto un cielo virtuale, hanno fatto di noi il loro tramonto, concedendoci un nuovo habitat fatto apposta per massimizzare le informazioni con un semplice #hastag. Una de-medializzazione che potrebbe mettere in cantina i mass-media: chiunque può produrre informazione e tutti sono in grado di mediarla. Tutto è già stato visto e ingerito, anche l’inaffidabile, ci restano sono le istruzioni per l’uso e capire come montare la tenda, per il resto siamo già all in.

 

L’artista osserva questo processo dalla parte del significante, consapevole che la mente dell’uomo concepisce non solo la formazione del proprio immaginario, ma anche la ricerca della miglior forma di condivisione. La serie “The Night Watch #3” è il risultato di un vero e proprio scavo archeologico dell’attualità: l’ I Phone 3S diventa una freccia tecnologica che nel giro di pochi anni ha esaurito la sua forza e la sua funzionalità. Quando lo smartphone è off line restano i segni dell’azione, gli scarti di un gesto, come nella serie “Addiction”, tracce di un passaggio emotivo on line che persiste nel significante, quando il significato è già al secondo giro, verso un nuovo senso, nella giostra digitale della condivisione.

 

Simone Bergantini (Velletri - 1977) ha vinto diversi premi nazionali e internazionali, tra cui il premio Terna, il Foam Talent nel 2009 e il premio Fondazione Fabbri nel 2012. Ha partecipato ad alcuni progetti di residenza artistica, tra cui l’I.S.C.P. di New York nel 2010, le sue opere sono state esposte in musei e gallerie private in Asia, Europa e Nord America e pubblicate su riviste internazionali specializzate come FOAM, BLOW, DERGREIF, VICE, FLASH ART e molte altre.

 

Attualmente vive e lavora tra Torino e Milano.

 

INFO MOSTRA

 

FAR I Fabbrica Arte Rimini

Rimini, Palazzo del Podestà, Piazza Cavour

All in. Simone Bergantini

A cura di Salvatore Davì

Realizzata con il contributo della Galleria Pack

 

 

Diango Hernández_Beach, a longing at K21 Kunstschwoof

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Beach, a longing

Diango Hernández at K21 curated by Susanne Meyer-BüserK21 Kunstschwoof, Dusseldorf

Saturday, February 27, 2016 Admission at 8.30 p.m.

 

 

The conceptual artist Diango Hernández was born in Cuba in 1970. He left his Caribbean birthplace in 2003 – yet up to the present, Cuban society and culture remain the central themes of his drawings,  objects, and installations. He approaches these themes by rotating stages of thoughts and an artistic language  based on “finds.”

His artistic vocabulary is strongly marked by a yearning for his homeland, for its shoreline, for the local fruits and his mother tongue. Hernández transforms Fidel Castro’s rambling speeches into a novel form of visual expression: words become waves, which in turn become an ocean consisting of blue symbols. The idea of the homeland – as ideological construct and place of longing – generates the axes of memory, the reservoirs of energy, and the perpetual mobiles that propel Hernández artistic production.

 

K21 artist’s rooms
27.02. – 31.12.2016
OPENING
Saturday, February 27, 2016
Admission at 8.30 p.m.

www.kunstsammlung.de

Diango Hernández_Hurricanes

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Diango Hernandez

Hurricanes

14 Gennaio - 11 Marzo, 2016

Inaugurazione 13 Gennaio, ore 18.30

FL GALLERY - SPAZIO 22

Viale Sabotino, 22 – Milano

 

Federico Luger è lieto di presentare la seconda mostra individuale di Diango Hernandez (Cuba, 1970) presso la FL GALLERY dopo Diamonds and Stones: My Education del 2008. Diango Hernandez è uno dei più importanti artisti concettuali della sua generazione.

Hurricanes è una nuova serie di sette sculture sospese composte da gruppi di barre in metallo arrugginito che descrivono traiettorie di uragani; semplici diagrammi che ne mostrano il percorso fino ai luoghi storicamente maggiormente colpiti. L’istallazione riesce a esprimere inoltre la forza violenta delle tempeste tropicali che producono una momentanea paralisi della vita sociale e rammentano a noi tutti la fragilità umana di fronte a eventi incontrollabili e alla forza della natura. La mostra si completa con cinque dipinti su carta di lokta, che fanno parte della serie Words to sea. Le parole sono quelle di Fidel Castro che Diango Hernandez ha estrapolato da una serie di discorsi del 1961 e ‘tradotte’ utilizzando un font creato apposta, chiamato Waves. In Waves tutte le lettere appaiano uguali, e quindi una volta ‘tradotto’, il testo si mostra come un continuum di onde del mare.

Diango Hernandez comincia la sua pratica artistica a Cuba nel 1994 come co-fondatore di Ordo Armiris Cabinet, un gruppo di artisti e designer che si sono dedicati alla produzione di oggetti di design per la casa. Nel 2003 si trasferisce in Europa. Attualmente vive a Düsseldorf. I suoi lavori sono stati esposti in una personale alla Kunsthalle di Basilea (2006) e al Neuer Aachener Kunstverein (2007).

Ha partecipato alla Biennale di Venezia del 2005, a quelle di Sydney e San Paolo nel 2006, a quella di Liverpool nel 2010. I suoi lavori sono inoltre stati presentati al Museum für Gegenwartskunst di Siegen (2009) e nel 2010 due sue grandi installazioni sono state incluse nella mostra The New Décor presso la Hayward Gallery di Londra. Nel 2011/12 il Museo d’arte moderna e contemporanea di Rovereto (MART) ha ospitato una sua mostra personale. Attualmete l’istallazione Years prodotta per la FL GALLERY nel 2008, è esposta al Mostyn Museum in occasione della personale Time Islands and Space Islands. I suoi lavori fanno parte di collezioni prestigiose come il MoMA di New York.

Simone Bergantini_IT'S FUNNY

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Simone Bergantini
 
IT’S FUNNY
“Don’t ever tell anybody anything. If you do, you start missing everybody”
 
14 Gennaio - 11 Marzo, 2016
 
Inaugurazione 13 Gennaio, ore 18.00
 
Galleria PACK  -  SPAZIO 22

 

Catchers

L'artista cerca continuamente di afferrare qualcosa. Così la mano impaziente immortalata nell'immagine anonima restituisce la vibrante tensione del gesto. Simone Bergantini è come “l'acchiappatore” di J. D. Salinger. Ma cosa può prendere? Forse immagini condivise. Probabilmente soltanto la sensazione che queste possano esistere soltanto lì. Può darsi si tratti di un ambiente in cui siamo talmente immersi da non avere ancora acquisito gli strumenti per governarlo. Al contrario possiamo pensare che il controllo tanto caro a chi ci ha preceduto sia ormai una categoria in disuso. È plausibile che l'apertura all'indefinito e il mancato tentativo di delinearne i confini sia un nuovo scenario a cui dobbiamo abituarci. Certo, è difficile. Eppure all'artista spetta l'ingrato compito di acchiappare qualcosa del proprio tempo. Facebook, Twitter e gli smartphones rappresentano oggi la realtà in cui muoversi. Un ambiente fatto di schermi, superfici piatte, immagini retroilluminate, notizie che corrono su tablets e laptops, pronti a essere estratti dalle loro custodie per aumentare le informazioni su ciò che ci sta di fronte, oppure per evadere completamente da quella realtà prontamente sostituita da qualcosa di fluido. I contenitori sono diventati più importanti dei contenuti. Sono su Instagram! Non importa cosa carico sul mio profilo. Ho l'iPhone! Non mi interessa quali fotografie potrò veicolare con quel mezzo. Lo schermo di un telefono, anche se rotto, è più potente del suo contenuto. Stiamo parlando di superfici: monocromatiche, piatte, prive di sfondamento prospettico, anti-narrative, ammiccanti alla grafica. Qualcosa dunque l'artista sta afferrando. Forse una probabile estetica del domani?  La produzione di immagini così orgogliosamente bidimensionali non ha precedenti nella storia. Sembra finito il tempo in cui si rincorreva con frustrazione la plasticità tipica della scultura. Oggi le immagini sono prodotte da dispositivi ultrapiatti che non modellano la realtà, piuttosto la registrano in modo altrettanto lineare, la sommano ad altri livelli di realtà basandosi su un principio additivo. Dunque il racconto subisce una mutazione, spariscono personaggi e luoghi, lasciando il posto a oggetti e superfici lisce. Viviamo in un'epoca caratterizzata dall'eccesso d'informazioni che atrofizzano le nostre capacità cognitive, invece di potenziarle. L'arte quindi non deve contribuire a generare questo affaticamento informativo, per questo sta cambiando registro, prendendo gradualmente le distanze dal tessuto narrativo che porta all'atrofia del pensiero. La strada verso cui si sta indirizzando l'arte predilige la citazione del reale alla realtà stessa. Una parte a discapito del tutto. Questa  frammentazione favorisce l'apertura, permette di ridisegnare i confini dell'autorialità, consente di percepire nella ricerca artistica i cambiamenti strutturali rispetto ai modelli di vita che tutti stiamo adottando. Una nuova iconografia quindi sta facendo capolino nonostante le resistenze di certi osservatori, sempre pronti a farcire ogni immagine di riferimenti politici e sociali. È possibile che questa disperata ricerca di significato, rivolta esclusivamente all'indietro, sia destinata a sfumare in nuove pratiche, più efficaci delle precedenti nel registrare la realtà sfuggente in cui viviamo. E allora l'artista come il catcher nel baseball si posiziona a ricevere i tiri del lanciatore che spesso è lui a suggerire. Oggi la palla è scagliata dalla tecnologia, l'artista deve predisporsi a riceverla armato di maschera e pettorina, ma deve anche essere in grado di chiamarla. Per farlo però deve conoscere bene il gioco, prevedere le traiettorie, non può distrarsi volgendo la testa al passato, verrebbe meno una sua pronta reazione al presente, quella che consente il tiro immediato, veloce e preciso verso il futuro. Spesso Bergantini non utilizza la tecnologia direttamente, ne riceve le suggestioni e cerca di ribatterle attraverso immagini e oggetti. Preferisce fermare il flusso degli eventi e raccoglierne le tracce come farebbe un archeologo. Ma invece di occuparsi del passato è chiamato a direzionare il proprio sguardo altrove, dunque su un terreno scivoloso, ma affascinante; rischioso,  ma pieno delle soddisfazioni che può riservare ciò che ancora non si conosce. E qui interveniamo noi, i fruitori di questa pratica, la partita si disputa affinché il messaggio arrivi a qualcuno che dovrà seguire il gioco anche in assenza delle informazioni che lo hanno alimentato. Dunque noi, soli al cospetto di tre grandi superfici cromatiche e aniconiche. Noi, privi di un appiglio semantico che solletichi un qualche interesse pregresso. Noi, chiamati a gestire in solitudine una specie di vertigine. Un piacere che proviene dalla tecnologia, dalla cancellazione del dolore costituito dall'abitudine del suo utilizzo. 

 testo di Luca Panaro

Björn Braun_solo show

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Meyer Riegger
 
Björn Braun’ solo show
 
January 14 to March 11, 2016
 
Opening on January 13, 6:30 pm
 
Meyer Riegger at SPAZIO 22

 

 

SPAZIO 22 is pleased to announce that for January’s opening it will host Meyer Riegger, from Berlin. Meyer Riegger is pleased to present the first Italian solo exhibition by Björn Braun at SPAZIO 22 in Milan.

Björn Braun was born in Berlin in 1979. From 2002 to 2007 he studied at the State Academy of Fine Arts Karlsruhe and took part in the post-graduate program with Professor Meuser from 2007 to 2008. Björn Braun lives and works in Karlsruhe.

His artistic work is based on the process of transformation: In a synthesis of appending and removing the artist generates pictures, collages, objects and installations, which shift between natural formation and artificial shaping. For Braun, paper, wood, fibers and feathers in different manifestations – as industrially produced textiles or as articles found in nature - are the raw substances that he subjects to a discourse rich in imagery. The material in its respective state plays just as important a role for the artist as the object or item itself.

Björn Braun takes the exploration of a material regarding its potential for transformation as a point of departure, thus examining to what extent an object must be altered in order to produce a narrative element. The concept of turning material into a narrator is a substantial component of his work. The viewer, as recipient and witness of the transformative process, is able to conceive the narrative on his own, due to its integral openness, and at the same time perceive an unlimited spectrum of sovereign meanings. Another focal theme in his artistic work is collaboration with animals, often with birds,

which he integrates in his artistic process in various ways. Sometimes the animal is called on to physically cooperate, the artist merely selects and provides working material, sometimes the artist seizes on the shape of a certain habitat and forms a new sculpture from it.

Björn Braun’s work oscillates between dissociation, dissolution and conversion; the transformative process, as a basis of his artistic method, produces a self-referential visual language in his sculptures, objects and collages. 

www.meyerriegger.de

 

“METRAPOLIS”: New York vista da Frankie hi-nrg_SPAZIO 22

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“METRAPOLIS”: New York vista da Frankie hi-nrg mc scattando con Fujifilm X-T1 e X-T10

Dal suo ultimo lavoro fotografico, “METRAPOLIS”, Frankie hi-nrg mc, in collaborazione con Fujifilm Italia, presenta a Milano il 3 dicembre prossimo una sua personale su New York, immagini che raccontano il carattere controverso di una città in equilibrio tra libertà e controllo 

“METRAPOLIS” 

SPAZIO 22, Viale Sabotino 22 – Milano 

Mostra aperta al pubblico dal 3 dicembre 2015 al 11 gennaio 2016

 Ore: 11-13 e 14-19 dal martedì al venerdì, 15-19 sabato 

Vernissage 3 dicembre ore 20:30 

 

New York, luogo simbolo e mecca culturale degli appassionati di hip-hop, laboratorio espressivo e teatro della Storia: Frankie hi-nrg mc vi ha trascorso 6 settimane, esplorandone il tessuto urbano e umano, raccontandone i contrasti e i paradossi attraverso vari linguaggi, tra cui quello fotografico. 

Reduce dal successo di “Bilingual”, presso l’Hunter College e il Piccolo Café di New York, Frankie hi-nrg mc debutta anche in Italia con una mostra fotografica, che aprirà i battenti a Milano il 3 dicembre sino all’11 gennaio 2016 presso Spazio 22 (Viale Sabotino, 22 - porta Romana).

Frankie hi-nrg mc con il suo progetto fotografico dal titolo “METRAPOLIS”, neologismo che sintetizza la doppia natura di città ideale e trappola, ci restituisce una personale visione di New York, un’osservazione critica e nuova di una delle città più fotogeniche. Con i suoi scatti ci accompagna a scoprire la natura ambigua di questa grande città, in eterna contraddizione tra espressione e schematismo, tra indipendenza e costrizione.

Le fotografie che Frankie hi-nrg mc presenta al pubblico milanese mostrano situazioni in cui i soggetti ritratti sembrano esprimersi “liberamente” all’interno di una gabbia che li imprigiona, ma che non sembra soffocarli. Quello della libertà concessa “entro certi limiti” è il vero tema del lavoro, interamente pensato e realizzato con Fujifilm X-T1 e X-T10, una presenza non ingombrante, non invasiva nei confronti del soggetto ritratto, dello spazio altrui; fotocamere discrete e compatte che lasciano al fotografo la massima spontaneità nello scatto e nella scena fotografata.

Fujifilm Italia ha accolto il progetto “METRAPOLIS” con entusiasmo e facendosi promotrice della mostra con l’intento di incentivare la cultura fotografica, sostenendola e diffondendola nei modi e luoghi opportuni, proprio perché il pensiero di un autore si svela apertamente, una foto è un momento comunicativo ed evocativo, in cui il fotografo intesse un dialogo con il suo pubblico.   

Frankie hi-nrg mc non è nuovo alla passione per l’immagine, scattò la sua prima foto quando aveva 3 anni con una Polaroid: da allora ha sempre utilizzato l’arte della fotografia per arricchire il suo talento nel comunicare. Si definisce “diversamente fotografo”, rifugge dal termine professionista, ma il suo modo di fare fotografia è consapevole della potenza espressiva di un’immagine; la resa fotografica è matura con una scelta ben precisa nei suoi lavori, definito un tema lo declina in tante espressività, passando da una foto di ritratto, di street, di panorama, di spazi architettonici. Ogni sua fotografia, di cui ne è il regista, è una storia scritta con un click e destinata alla lettura e critica del pubblico.

 

FRANKIE HI-NRG MC 

FRANKIE HI-NRG MC (Francesco Di Gesù) è nato a Torino nel 1969. È un rapper, autore e compositore. Ha anche maturato ottime esperienze come fotografo e videomaker. Autore di alcuni dei rap più importanti della storia musicale italiana, tra cui ricordiamo "Fight da faida", "Potere alla parola", "Libri di sangue" (1993), "Autodafè" (1997), “Raplamento" (2003); nel 2008 ha partecipato al Festival della Canzone Italiana di Sanremo con "Rivoluzione" e nel 2014 con “Un uomo è vivo” e “Pedala”. La sua canzone "Quelli che benpensano" (1997) ha vinto il premio "Canzone dell'Anno" di Musica! di Repubblica. La canzone "Fight da faida" (IRMA record, 1992) è stata votata come "Migliore Canzone Rap della Storia della Musica Italiana" dal mensile Rolling Stone. Ha scritto ed eseguito brani per artisti del calibro di Fiorella Mannoia, Raf, Mimmo Locasciulli e in ambito internazionale con RZA (Wu-Tang Clan) e Nas. Tutti i suoi album sono stati seguiti da tour nazionali ed internazionali nei teatri, arene e club più prestigiosi; ha inoltre supportato dal vivo artisti del calibro di David Bowie, Beastie Boys, Run DMC. Ha collaborato con artisti teatrali come Vittorio Gassman, Franca Valeri, Arnoldo Foà, Paola Cortellesi e nell'ambito della musica contemporanea si è esibito con il M°Alvin Curran ed il M° Fredric Rzewski. Ha scritto e diretto - tra gli altri - i videoclip di "Quelli che benpensano", "La descrizione di un attimo" e "Due destini" (Tiromancino - Virgin 2001), insieme a Riccardo Sinigallia. Ha condotto parte della stagione 2004 di Brand:new per il canale MTV e presenta il programma "Street art" sul canale SkyArte HD (2013). Come attore ha recitato in "Paz!" (Renato De Maria, 2001) ed "I più grandi di tutti" (Carlo Virzì, 2012). Si è inoltre affermato come popolare street photographer. 

 

SGUARDO A SCATTO FISSO, Testo critico di Gianluca Marziani 

Un rettangolo di luce si apre nel nero. Azzurro del cielo. L’angolo di un palazzo. Eccolo, intro fotografico che è portale d’ingresso e varco d’uscita dello sguardo urbano: prologo ed epilogo di un camminare a scatto fisso, seguendo l’andamento connettivo dello sguardo anteriore e posteriore, tra accelerazione e frenata improvvisa, tra l’ovvietà del paesaggio e l’improvvisa anomalia scenica… verso quel dettaglio che stoppa, come una schermata gif, la ruota ciclistica dell’occhio. Avanzamento, scatto, bloccaggio, disvelamento: l’aerobica del nuovo tempo fotografico somiglia alle biciclette che saettano tra le avenue newyorkesi, a quel movimento meccanico in cui rapidità e sapienza combaciano. Anche l’occhio agisce dentro un frangente mobile, captando linee connettive di una metropoli che si confessa nella facciata cieca di un building, nella recinzione di un campo da basket, nelle attese sotterranee, nel kitsch medioborghese, nel muro pittorico… velocità, pericolo improvviso e bellezza inaspettata, così le immagini somigliano al ritmo cinetico dei biker in stile parkour, così il nostro sguardo capta la radice contemporanea di un archetipo sociale tra libertà e allerta costante. Frankie osserva gli Stati Uniti con il rigore lessicale delle sue scale ritmiche e la densità morale dei suoi testi. Le foto somigliano letteralmente ai brani di un suo plausibile concept album dentro la vertigine del sisma interrazziale. La costruzione, come nel miglior hip hop futuristico, ha geometrie dalle fenditure spigolose, duetta con la messa a fuoco, rompe la radice prospettica per favorire angoli e interstizi fisici. Esiste, al dunque, un claim visivo che ha la natura dei climax sonori di Frankie hi-nrg mc: si tratta di una vertigine sospesa, un dilemma sottotraccia, una distorsione del suono urbano. Ogni foto è architettura di luce, perimetrazione del flusso anonimo; ogni immagine come messa in scena del reale spontaneo, una strofa implosiva tra il pop congenito e la dissonanza digitale del XXI secolo. 

 

FUJIFILM Corporation è una delle maggiori aziende di FUJIFILM Holdings. Sin dalla fondazione nel 1934, l’azienda ha costruito un patrimonio di tecnologie avanzate nel campo dell’incisione fotografica e, con l’obiettivo di assumere una posizione leader nel campo medicale, applica oggi il suo know-how alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura di malattie, nei campi della medicina e delle scienze naturali. FUJIFILM  sta inoltre espandendo il raggio d’azione all’area dei materiali ad alta funzionalità, quali i materiali per i display a schermo piatto, e al settore dei sistemi grafici e dei dispositivi ottici.

Informazioni su Fujifilm in Italia 

FUJIFILM Italia S.p.A. è una filiale di FUJIFILM Europe GmbH con sede a Cernusco sul Naviglio (Mi) e opera sul mercato italiano con soluzioni integrate e prodotti destinati ai settori Imaging, Electronic Imaging, Graphic arts e Medical Systems. Con oltre 100 dipendenti impegnati nelle funzioni marketing, commerciale, assistenza tecnica e amministrativa, FUJIFILM Italia si pone sul mercato come partner solido e competente, in grado di rispondere alle esigenze dei clienti con soluzioni efficaci e personalizzate.

 

Attila Szucs _"THE NUDE IN THE XX AND XXI CENTURY"_Curated by Jane Neal_Sotheby’s S|2 London

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THE NUDE  

IN THE XX AND XXI CENTURY 

 Curated by Jane Neal

            

Sotheby’s S|2 London  

31 St George Street, Mayfair, London  

Exhibition: 19 November 2015–15 January 2016 

 

Marina Abramović, Zsolt Bodoni, Armin Boehm, Louise Bourgeois, Cecily Brown, Paul Cézanne, Mircea Cantor, Tamara de Lempicka, Marlene Dumas, Martin Eder, Tracey Emin, Lucian Freud, Robert Fry, Alberto Giacometti, Antony Gormley, Stéphane Graff, Gustav Klimt, Justin Mortimer, Edvard Munch, Tim Noble and Sue Webster, Pablo Picasso, Dione Roach, Egon Schiele, Dennis Scholl, Attila Szucs, Alexander Tinei, Kees van Dongen, Caroline Walker, Tom Wesselmann, Hugo Wilson and Jonathan Yeo.

 

The naked human body has the power to compel, to shock and to seduce. From the heroic, muscular male forms of Antiquity to the reclining odalisques of 19th-Century painting, nude figures have dominated the artistic traditions of the Western world. Curated by Jane Neal, The Nude in the XX and XXI brings together work by artists that revolutionised this tradition in the Modern era with new art that explores today’s attitudes to the body in the raw. The 31 artists selected for the show range from pioneering painters Egon Schiele and Lucien Freud to artists including Louise Bourgeois, Marina Abramović and Tracy Emin, whose intimate explorations of the female body challenge centuries of objectification of women by men in art. Recent and specially commissioned works featured in the exhibition respond to our complex relationship with the naked body in today’s culture. These include the renowned British portrait artist Jonathan Yeo’s study of the of the impact of plastic surgery; new work by the German artist Martin Eder, who looks to the generation “who grew up with Internet porn and have a completely different relationship with the nude”; and paintings by Caroline Walker, who asks “what is it to be a woman and be looked at by men?”.

 

About Jane Neal:  

An independent curator and writer, Jane Neal is a leading expert on the contemporary art scene in Eastern Europe. She co-authored 'Cities of the Future: 21 Century Avant Gardes' for Phaidon and curated Nightfall: New Tendencies in Figurative Painting, which featured 28 of the world's leading and most prominent emergent painters for MODEM Centre for Contemporary Arts, Debrecen, Hungary, and which travelled to the Rudolfinum in Prague in 2013. 

 

About S|2  

S|2 gallery, with spaces in New York and London, has quickly earned a reputation for staging innovative exhibitions by both established and emerging contemporary artists. Exhibition programming has included shows dedicated to the work of individual artists such as: Jean-Michel Basquiat, Joseph Beuys, Keith Haring, Yayoi Kusama, Claude and François-Xavier Lalanne, Yoshitomo Nara, and Banksy, to shows curated by art world figures including Vito Schnabel, Jane Neal and Steve Lazarides. With dedicated gallery spaces in New York and London designed by leading architects Richard Gluckman and David Kohn, the S|2 team has also organized a number of pop-up exhibitions in Los Angeles, the San Francisco Bay Area, Paris and Hong Kong. In addition to gallery programming, the S|2 team also facilitates bespoke private acquisitions and sales. 

 

www.sothebys.com/S2

 

 

 

Luca Pozzi "Vanità/Vanitas" at Museo Ettore Fico (MEF)

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       Vanità/Vanitas

Curated by Andrea Busto and Davide Dotti

 

Opening dates 
31 October 2015 - 28 February 2016
Opening times
From Wednesday to Friday 14-19
 Saturday and Sunday 11-19

 

 
The rich and stimulating theme of vanitas, revisited through an innovative exhibition, provides for the display of more than fifty works of the great masters – from Baschenis to Solimena, from Murillo to Cagnacci, made between the end of the sixteenth century and the eighteenth century – that deal with the theme of the transience of life and the essence of the ephemeral human vanity.
The important group of works is confronted with a selection of works by international contemporary artists – donated by Renato Alpegiani that this year has enriched the permanent collections of the MEF – whose pivot revolves around the theme of the passage from life to death, from near side and beyond. 
The thirty-six artists in the exhibition with photographs, installations, sculptures and paintings, ranging from Carol Rama to Danh Vo, from General Idea to Thomas Saraceno, from Santiago Sierra to Maria Lai.
From still life to baroque paintings of figure all leads, both in ancient and in the contemporary works, the theme of the exhibition which is completed by twelve photographs by Fred Goudon portraying the main athletes of international rugby.
  

www.museofico.it

 

 

 

Diango Hernandez "Time Islands and Space Islands" at Mostyn

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Time Islands and Space Islands
 
14 November - 6 March 2016 

 

MOSTYN is proud to present the first solo exhibition, in a UK institution, by Cuban born and Düsseldorf-based artist, Diango Hernandez - one of today’s foremost conceptual artists from Central and South America.

Comprising old and new works, and drawing upon the artist’s experiences whilst growing up in Cuba, Hernandez’s exhibition imbues those experiences with a Western perspective.

The show includes, amongst others, a site-specific wall mural; a series of fruit sculptures and reclaimed furniture; works on canvas and offset printed paper; and a fragile construction of rusted steel - a numerical representation of the years 1959 to 2008 in descending order.

The exhibition is produced in collaboration with Marlborough Contemporary, London.

www.mostyn.org

 

Franklin Evans "spredsheetplace" at Prosjektrom Normanns

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                    spreadsheetspace // Franklin Evans (NY)

Opening hours: 26.-27.09 12 - 3pm
3. - 4.10 12 - 3pm
otherwise by appointment, last day Wed 7.10

Spreadsheetspace is a new installation by Franklin Evans (NY) using the grid and organizational format of the Excel spreadsheet to construct a three-dimensional painting space. The installation shows the how and what of painting, memory, and the construction and navigation of studio practice and the art world. Digital prints, paint, process notes, residual painter’s tape, and images combine to suggest both the interior of three-dimensional painting and the brain of an artist organizing information. The images and information include: (i) the artist’s Haugan family from Morgedal, Norway whose great-grandfather (Olaf Haugan, the ski jump world record holder, 1879) immigrated to the United States, (ii) contemporary art and art history, (iii) art world logistics, and (iv) the process logistics for spreadsheetspace.

Franklin Evans was born in 1967 in Reno, Nevada. He lives and works in New York, NY. He has degrees from Stanford University (BA), University of Iowa (MA and MFA Painting), and Columbia University (MBA). Since 2005, he has had twenty solo exhibition in the United States and Europe and numerous group exhibitions at venues, which include, among others: MoMA PS1, New York, NY; Nevada Museum of Art, Reno, NV; deCordova Sculpture Park and Museum, Lincoln, MA; DiverseWorks, Houston, TX; RISD Museum, Providence, RI; Weatherspoon Art Museum, Greensboro, NC; Futura, Prague, Czech Republic; Museum Ivan Bruschi, Arezzo, Italy; Mykonos Biennale, Greece; El Museo del Barrio, New York, NY; The Drawing Center, New York, NY. His work has been featured and reviewed in The New York Times, The Boston Globe, Art in America, New York Magazine, Artforum, The New Yorker, Modern Painters, Brooklyn Rail, Art-Agenda, Flash Art International, Hyperallergic, Art New England, Sculpture Magazine, among other publications. Awards and grants include: Pollock- Krasner Foundation Grant; NYFA Fellowship Painting; PM Foundation; Tribesice; Yaddo; The Marie Walsh Sharpe Art Foundation Space Program; and LMCC Workspace Program. Evans work is included in the public collections of Orlando Museum of Art, Orlando, FL; El Museo del Barrio, New York, NY; Weatherspoon Art Museum, Greensboro, NC; Sweeney Art Gallery, University of California, Riverside, CA; Pizzuti Collection, Columbus, OH; The Progressive Art Collection, Cleveland, OH; Salomon Foundation, Annecy, France; Roanoke College, Salem, VA. His catalogue Franklin Evans: juddrules was published by Montserrat College of Art in 2015. Evans is represented by Ameringer McEnery Yohe (New York), FL Gallery (Milan), and Steven Zevitas Gallery (Boston).

Prosjektrom Normanns program is supported by Arts Council Norway.

 

www.prosjektromnormanns.com

Robert Gligorov "Carnal Desire" at Museum Villa Rot

                Carnal Desire

18/10/15 - 21/02/16

Meat is a very special substance. Whether in art, film, mass media or in the food offer in supermarkets: Everywhere we meet today on this organic material consisting of muscle, fat and connective tissue, its refined forms and cultural productions. In a field of tension between still life tradition  and the break of taboos, between cadaver and living incarnation, aesthetically staged morality and violent mania, dark phantasmagoria and bright fascination meat has become a central icon of modern times. Despite all hyper-presence and –representation the discursive examination of the topic meat will be subjected to a social taboo.

In the New Testament  the meat stands for the beginning of the Christian creation myth. No man, no God, no survival and no art without meat. The material and symbol of life, death, decay and mysticism draws its bloody trail through art history since the market- and kitchen-pieces of the Renaissance. Meat, the central artistic Vanitas-motif, has become in the Western world of commerce an important food, a raw material of body design and a genetic resource. This fact opens a wide field of subjects and content contexts that will be examined in this exhibition.

In an ambivalent tension between fascination and provocation different positions of body art, performance art, sculpture, painting, photography and video art broach the issue of meat as a living plastic material, as a formal-aesthetic motif and means of expression of existential feelings, as a symbol of catharsis and a topos of aggression, vitality, death and preservation, as a symbol of impulsiveness and physical design will and as a metaphor for the impermanence and metamorphosis.

The exhibition will be accompanied by an exhibition catalogue (Hardcover / german/english / 148 pages / 20 €) with numerous images und texts von Stefanie Dathe, Cathrin Nielsen, Volker Demuth, Rudi Holz- berger and Jörg Scheller. 

Following artists are invited to participate in the exhibition:

Peter Anton / Katharina Arndt / Eric Decastro / Wim Delvoye / Nezaket Ekici / Filderbahnfreundemöhr- ingen / Fischli/Weiss / Alex Van Gelder / Robert Gligorov / Ian Haig / Eva Heldmann / Zhang Huan / hic & nunc / John Isaacs / Julia Kissina / Sarah Lüdemann / Koert van Mensvoort / Vera Mercer / Daniel Mijic / Hermann Nitsch / ORLAN / Rico & Michael / Iris Schieferstein / Francisco Sierra / Miriam Songster / Nina Rike Springer / Jana Sterbak / Sam Taylor-Johnson / Ivonne Thein / Luca Vitone / Cindy Wright

http://www.villa-rot.de/en/ausstellungen/aktuell/ 

 

Bruna Esposito e Annie Ratti "Lallazioni" at Auditorium Parco della Musica di Roma

Invito mostra LALLAZIONI Esposito Ratti

       

La mostra di Bruna Esposito e Annie Ratti è l’ottavo appuntamento del progetto espositivo della Fondazione Musica per Roma dedicato all’arte del suono per lo spazio AuditoriumArte: One Space / One Sound.

La mostra è l’incontro tra due artiste unite nel pensare insieme l’immaginario sonoro del mondo attraverso il linguaggio dell’arte. Alle sintonie del pensiero corrispondono lavori di una sensibilità affine, composizioni poetiche e delicate che aprono l’immaginario a suoni di natura prelinguistica:balbettii sonori, lallazioni appunto, ancora fortemente in sintonia con l’intensità degli elementi naturali, anteriori all’organizzazione e alla composizione propria dell’espressione musicale.

Così Bacchetta magica, nel video silenzioso di Bruna Esposito, così Ciottoli, seggiole e sonagli e infine le concrezioni di sale delle Saline muovono all’ascolto di un suono associato al mondo interiore e naturale. In corrispondenza si trova il grande tavolo su cui poggiano gli strumenti musicali raccolti da Annie Ratti, quasi una collezione etnografica di suoni di varia provenienza. L’artista riunisce qui strumenti provenienti da diverse parti del mondo recuperati alla musica folklorica antica e moderna, con funzioni rituali, cerimoniali, ma anche di pura comunicazione, appartenenti al mondo della cultura popolare: corni peruviani, tamburelli, ciotole tibetane, ocarine austriache e messicane, conchiglie a tromba giapponesi, arpe africane, liuti russi, percussioni orientali, campane indiane e tamorre salentine convivono insieme sullo stesso piano. Straordinari nella bellezza delle loro molteplici e fantastiche forme, anch’essi suscitano in noi la memoria di suoni fondati sul legame tra musica e natura. Saranno i musicisti della PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble a esplorare gli strumenti e a riscoprirne le possibili sonorità in una jam session spontanea ed improvvisata nel parco di villa Ada, presentata nel video di Annie Ratti.

Sono tutti lavori che accentuano il legame del suono con il mondo della natura come si può percepire anche nell’allestimento dello spazio espositivo dove sono sospesi i rami a sonagli di Bruna Esposito e l’arpa eolica installata da Annie Ratti all’esterno nel parco degli ulivi. Lavori intenzionalmente elementari ma ricchi di suggestioni visive e sonore al tempo stesso che evocano l’origine del suono in ciascuno di noi, quel balbettio sonoro che viene prima della musica, rendendo visibile la poesia di ciò che è immateriale e invisibile per sua stessa natura.

Biografie

Bruna Esposito è nata, vive e lavora a Roma. I lavori sono polimaterici e sensoriali, abbracciano anche l’olfatto, l’udito e il tatto: sculture, video, installazioni, performance, azioni, progetti site specific, disegni, fotografie, collage. Ricorrenti i lavori che galleggiano o sul tema del riciclo delle acque come i Gabinetti Pubblici a Compost nel 2003 realizzati alla Biennale di Istanbul. A New York e Berlino Ovest ha iniziato a collaborare con artisti, danzatori, poeti e musicisti. Allusive, e a volte ironiche, le opere sono fatte con tecniche e materiali ordinari e semplici che evocano la forza della fragilità.

Mostre ed eventi recenti:
iNNatural, Made in Filandia, Pieve a Presciano (Ar) (2015); inconveniente, FL Gallery, Milano (2014); La Gioia, Maison Particulière art center, Parigi (2014); Camere XX, Ram, Roma (2014); Nell’acqua capisco, Evento collaterale 55ª La Biennale di Venezia, Venezia (2013); Foto di gruppo, Macro, Roma (2013); Preserving and exhibiting media art, Maxxi, Roma (2013); Sassi Cantori, Museo d’Arte per Bambini, Santa Maria della Scala, Siena (2013); Out of the Blue, Olnick Spanu Art Program, Garrison, New York (2013).

Annie Ratti vive e lavora a Londra. Seguendo un percorso transdisciplinare, il suo lavoro trasforma l'esperienza privata in un momento pubblico condiviso; la sua ricerca privilegia posizioni e teorie marginali al pensiero istituzionale mettendo in discussione concetti/preconcetti e definizioni del sapere scientifico. La dimensione condivisa che caratterizza questo percorso emerge nelle collaborazioni con altri artisti, musicisti e nella creazione nel 1995 dello CSAV - Corso Superiore di Arti Visive, un laboratorio di ricerca per giovani artisti, che dirige ancora oggi  alla Fondazione Ratti a Como. Il suo interesse per la scienza alternativa la conduce a realizzare 'agua de beber '(2011) un alambicco che distribuisce acqua rivitalizzata e purificata, applicando le teorie di Viktor Shauberger e Masaru Emoto, in esposizione permanente alla Whitechapel Gallery Londra. Sempre nel desiderio di rivalutare saperi dimenticati e trasversali crea un laboratorio di ricerca e riproduzione di funghi allucinogeni che espone al Vleeshal a Middelburg in Olanda (2013).

Mostre recenti:Self: Portraits of Artists in their absence, National Academy Museum, New York (2015), /seconds, Sharjah Art Foundation, Sharjah, Emirati Arabi Uniti (2014), Pure Water, Lentos Museum, Linz, Austria (2014), The Shroom Project, De Kabinetten van de Vleeshal, Middelburg, Olanda (2013), In Water, I Understand, Venice Biennale Collateral Event (2013), WOOD GLASS PAPER, Galleria Alessandra Bonomo, Rome (2013) 

Progetto One Space/One Sound

One Space/One Sound è un progetto espositivo periodico sull’arte del suono concepito da Fondazione Musica per Roma per lo spazio AuditoriumArte.Il progetto è rivolto a installazioni che hanno il suono come loro componente fondamentale, sia per la relazione con lo spazio che per la relazione con l’immagine visiva, scavalcando così la separazione tradizionale, oramai obsoleta, tra discipline artistiche diverse.Tratto comune di quest’arte del suono è proprio l’intrinseca relazione tra suono, l’esperienza visiva e la percezione architettonico/spaziale. 

 

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Group-show di pittura_"Quadri a Parete"

       

Invito Quadri a parete              Summer group-show: “Quadri a parete”

7 Luglio 2015, h 18.30-21 @ SPAZIO 22

Finissage 25 Settembre 2015

 

SPAZIO 22 è lieta di presentare la mostra collettiva di pittura “Quadri a parete”, con la quale si intende rafforzare e promuovere l’ attenzione che negli anni FL Gallery e Galleria PACK, hanno mostrato verso questo tradizionale mezzo espressivo.

Nelle due stanze all’ingresso della galleria saranno esposti i lavori di 6 artisti di generazioni e provenienze diverse con l’intento di indagare in profondità il legame che unisce arte e vita e, nello specifico, mostra la fascinazione subita nei confronti del corpo e dell’animo umani.

Si tratta di una selezione eterogenea attraverso la quale diventa possibile una reinterpretazione dello spazio che asseconda la differente natura dei lavori proposti. Le opere in mostra da una parte rappresentano la volontà di rifiutare il supporto della tela ma, allo stesso tempo, si perdono nel corollario immateriale ed emozionale da sempre connesso al dipingere.

Sono opere che possono aprire strade, creare occasioni per andare oltre la Pittura e materializzare idee che oltrepassino i confini dello spazio pittorico definito dalla tela, idee tante volte frutto dellʼammirazione per la Stessa, ma che tendono allo stesso tempo a metterla in discussione. 

Gli artisti che verranno presentati in mostra sono: Danilo Buccella e Attila Szucs che iniziano, con questa mostra, a collaborare con FL Gallery, Robert Gligorov, Miltos Manetas, Jason Middlebrook e Robert W. Stone che sono invece parte della scuderia di Giampaolo Abbondio e di Galleria PACK da diversi anni.

Artisti:

Danilo Buccella, nato a Liestel, Svizzera nel 1974. Vive e lavora a Milano.

Robert Gligorov, nato a Kriva Palanka, Macedonia nel 1960. Vive e lavora a Milano.

Miltos Manetas, nato ad Atene, Grecia nel 1964. Vive e lavora a Roma.

Jason Middlebrook, nato a Jackson (MI), USA nel 1966.Vive e lavora a Hudson (NY)

Robert W. Stone, nato a Londra, Inghilterra nel 1981. Vive e lavora a Berlino.

Attila Szucs, Nato a Miskolic, Ungheria nel 1967. Vive e lavora a Budapest.

 

Window Project: Luis Molina-Pantin, nato a Ginevra nel 1969. Vive e lavora a Caracas, Venezuela.

 

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